un Bosco da Favola – una Fonte di Simbolismo ~ da Justine

un Bosco da Favola – una Fonte di Simbolismo

Chiunque di intraprendere il viaggio per esplorare la foresta di simbolismo si ritrova, forse, come cappuccetto Rosso agitando addio a sua madre, al cancello del giardino, su una vasta viaggio punteggiato con le gioie e i pericoli della psiche, immerso nell’antico mito e leggenda e infuso di significato spirituale.

Non è un caso che tanti personaggi fiabeschi si trovino a dover attraversare tratti di boschi carichi di pericoli. In un senso più pratico, come gli antichi sognavano quelle storie e anche quando le tradizioni orali furono finalmente scritte nel Medioevo e più tardi, le terre dell’Europa settentrionale e occidentale erano fitte di boschi. I pericoli erano palpabili: da ladri e banditi in agguato per ignari viaggiatori a lupi opportunisti affamati di uccidere.

Nei tempi moderni la fiaba ha fornito ricchi guadagni per i critici letterari che cercano di saccheggiare le profondità del simbolismo trovato lì. Il padre dell’esplorazione psichica, Jung, sostiene che i terrori silvani che appaiono così prominenti nei racconti per bambini simboleggiano gli aspetti pericolosi dell’inconscio: la sua tendenza a divorare o oscurare la ragione.

In molte culture, la foresta è dedicata a Dio o al culto degli antenati. Un luogo dove vengono fatte offerte e rituali di iniziazione per testare il regno psichico intrapreso.

In un’Enciclopedia illustrata di simboli tradizionali, JC Cooper scrive ‘Entrare nella Foresta oscura o nella Foresta incantata è un simbolo di soglia: l’anima che entra nei pericoli dell’ignoto; il regno della morte; i segreti della natura, o il mondo spirituale che l’uomo deve penetrare per trovare il significato.’

La foresta è un luogo di magia quindi, magia che può essere pericolosa, ma anche un luogo di opportunità e trasformazione. Nel racconto della Bella e la Bestia, il mercante è diretto da forze invisibili all’interno della foresta al castello della Bestia, solo allora per essere diretto da mani invisibili al suo destino.

In Donne che corrono con i lupi, Clarissa Pinkola Estes analizza i messaggi che ci hanno trasmesso gli antichi in racconti come La bella e la Bestia. Per la bellezza, è suo padre che ‘ bumbles in un affare letale perché non sa nulla del lato oscuro del mondo o l’inconscio, il momento orribile segna un inizio drammatico per lei; una coscienza imminente e astuzia.’

Questo lato oscuro del mondo è simboleggiato dalla bestia, naturalmente, dalla mancanza di chiarezza di suo padre, dalla sua visione offuscata e dall’incapacità di percorrere il vero sentiero perdendosi nei boschi.

Per quanto riguarda Cappuccetto Rosso, allontanarsi dal sentiero e nel bosco è altrettanto pericoloso e pieno di tradimenti. Simbolicamente, coloro che perdono la loro strada nella foresta inesplorata stanno perdendo la loro strada nella vita, perdendo il contatto con il loro sé cosciente e viaggiando nei regni del subconscio.

Eppure, in leggende come Robin Hood, o la grande storia d’amore indù di Rama e Sita, la foresta diventa un nascondiglio, un santuario. La foresta offre rifugio a grandi eroi che dopo un periodo di esilio riemergono nel mondo per combattere per vendetta e giustizia. Il loro tempo nella foresta (ben quattordici anni nel caso di Rama) potrebbe forse essere interpretato come un periodo di sviluppo personale. Forse un rito di passaggio?

Nel suo libro Gli usi dell’incanto: Il significato e l’importanza delle fiabe, Bruno Bettelheim esplora il significato della foresta nelle fiabe. Scrive:

‘Sin dai tempi antichi la foresta quasi impenetrabile in cui ci perdiamo ha simboleggiato il mondo oscuro, nascosto, quasi impenetrabile del nostro inconscio. Se abbiamo perso la struttura che ha dato struttura alla nostra vita passata e dobbiamo ora trovare la nostra strada per diventare noi stessi, e siamo entrati in questo deserto con una personalità ancora non sviluppata, quando riusciremo a trovare la nostra via d’uscita emergeremo con un’umanità molto più sviluppata.’

La foresta offre un’antitesi alla città. Nei tempi antichi, quando l’Europa era molto coperta da boschi, la foresta rappresentava il confine della civiltà. La foresta era letteralmente un luogo selvaggio, il villaggio o la città semplicemente un luogo in cui l’uomo aveva ripulito un insediamento. C’erano molti che hanno trovato rifugio nella foresta, non solo criminali, e quelli in esilio, ma sciamani, santi uomini e donne, poeti, liberi pensatori e, naturalmente, troll, elfi e fate.

Anche in fiabe contemporanee come Nausicaa, il film di Hirao Miyazaki sulla lotta di una giovane ragazza per salvare un mondo post-apocalittico, la foresta è un luogo di guarigione, dove gli alberi filtrano gli inquinanti mortali creati dall’umanità. Miyazaki, che è ampiamente considerato il più grande animatore del Giappone, usa le foreste come strumenti narrativi all’interno dei suoi film, delineandoli come luoghi di magia e transizione.

Oggi, ancora, il bosco rimane come rifugio dall’ordine istituzionale, dal contenimento e dalla limitazione della libertà personale. Le foreste sono luoghi pieni di mistero, dove l’immaginazione e il subconscio possono correre liberi, dove si svolgono riti di passaggio, dove possiamo tornare al nostro io primordiale.

Justine Gaunt, 2011

Justine Gaunt è una scrittrice e giornalista e co-regista con Simone Wood di Appily Ever After Publishing, una piccola casa editrice che produce app fiabesche per iPhone e iPad.

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